Le Virtù dI Benjamin Franklin 1 : la Temperanza
Un libro davvero interessante da leggere per chi è teso al miglioramento di se stesso è senza dubbio l’autobiografia di Benjamin Franklin.
lo stesso autore afferma di voler scrivere il libro per lasciare un eredità ai propri famigliari, spiegando quali sono secondo lui le ragioni che gli hanno permesso di raggiungere una buona posizione sociale nella sua vita.
Tra tanti buoni consigli, mi ha particolarmente colpito la parte in cui nel libro parla di essersi esercitato a praticare alcune virtù.
La prima virtu di cui parla è la Temperanza. Suggerisce anche che è la virtu migliore da cui ininizare , e che sviluppando quest’attitudine sarà più semplice sviluppare anche le successive.
La virtu della temperanza consiste nel non eccedere nell’utilizzo di cibo.
Una buona pratica sarebbe come lui stesso afferma, sarebbe quella di terminare di mangiare avendo ancora fame.
Impegnarmi nello sviluppo di quest’attitudine è stata un esperienza davvero illuminante, soprattutto nella conoscenza di me stesso .
Fin da giovane mi sono sempre chiesto come mai la maggiorparte delle religioni del mondo, proponessero tutte come pratica spirituale, la pratica del digiuno. Lo fanno i mussulmani, lo farebbero teoricamente anche i ciristiani, così come gli induisti e altri.
Per questa ragione ho provato più volte sia a fare periodi di un giorno o due di digiuno ( per la verità uno ) sia a cercare di seguire un periodo di quaresima, rinunciando a nutrirmi di qualcosa per tutto il periodo di 40 giorni, come rinunciando a mangiare qualsiasi cosa contenga dello zucchero, oppure rinunciando a bere alcool per tutto il periodo .
indovinate un po’… Non è per niente facile .
Ma se provate a cimentarvi in una cosa del genere potrete rendervi conto immediatamente di come siete disposti a rinunciare alla vostra libertà e alla vostra felicita per un panino al salame. Non uno ovviamente , ma molti distribuiti nei giorni.
Per alcune cose per alcuni di noi può essere semplice, Rinunciare allo zucchero per 40 giorni per me è stato semplice, ma non altrettanto semplice rinunciare al vino, soprattutto in occasioni conviaviali con amici e colleghi .
Ma è prorpio nel momento in cui riesci a resistere ad una cosidetta tentazione(ovviamente nel caso che per te sia difficile), ti rendi conto di quanto essa ti abbia posseduto . E proprio nei momenti in cui cedi , puoi vedere perfettamente quali sono i tuoi limiti.
Decidi di non bere del vino per 40 giorni e dopo una settimana ti ritrovi a bere vino in compagnia.
Vedi allora come un bicchiere di vino ti comanda, sei tu stesso che gli dai questo potere, dandogli importanza, credendo che tu non possa passare una serata felice se non bevi quel bicchiere di vino. Cercando di evitare a tutti i costi la situazione di disagio che ti procurerebbe bere quel bicchiere come fanno tutti gli altri .
Forse non sarebbe neanche corretto pensare che tu debba per forza passare una serata felice, senza provare disagio, potrebbe essere anche l’opposto , ma non vuoi affrontare questa situazione per cui cedi.Forse affrontare quel disagio potrebbe cambiarti davvero, più di mille meditazioni ed esercizi e pratiche spirituali che ripeti ogni giorno in maniera analoga da decenni. Forse sarebbe meglio accettare al possibilita di dover vivere nel disagio .
Oppure non vuoi sentire fame è una cosa che non vuoi sperimentare , per questa ragione cedi al desiderio di cibo.
Ciò che abbiamo ci protegge dalla sofferenza, dai problemi, e noi non ne vogliamo. Per cui per questa ragione non riusciamo a farne a meno .
Grazie a questa pratica, la pratica della temperanza ho potuto rendermi conto di quanto io sia posseduto dalle cose che posseggo.
da questo ne segue l’importanza del distacco, o del non attaccamento .
Capisco ora la frase di Gandhi che afferma che le cose che possediamo dovrebbero essere sempre meno piuttosto che sempre di più.
Mi viene in mente una storiella che ho sentito su internet attribuita ad Osho, (per quanto ci siano persone che ne parlano bene ed altre che ne parlano male, io posso affermare che alcune grandi intuizioni mi sono state regalete proprio leggendo alcuni suoi libri.)
La storiella parla di un contadino che porta un bue legato ad una corda, così guardando sembra che sia il bue ad essere legato al contadino e a seguirlo, ma se la corda per caso dovesse rompersi, ci accorgeremmo subito , che in realtà è il contadino che è legato al bue, sarebbe lui infatti ad andare dietro al bue se esso dovesse allontanarsi.
L’astinenza porta alla liberazione dalle cose che ci possiedono, dal potere che loro hanno su di noi e che noi attribuiamo a loro